Raccogliamo su tutte la voce di Elena.
Diciamo subito che Elena non è architetto né ingegnere, non appartiene al gotha di tutte le figure professionali che, a detta dell'amministrazione, avrebbero concorso all'ideazione di questo prodigio di "progetto" urbanistico, figure che sarebbero le sole ad essere capaci ed autorizzate a definire ciò che è bello.
Elena è tante cose, è laureata in filosofia, ha un lavoro prestigioso nel campo della comunicazione, è scrittrice, insegnante, madre ma soprattutto è un'anima viva e ne sa più lei di bellezza di chiunque perché ha dovuto cercarla, scavando con tenacia, giorno dopo giorno per anni nel senso delle cose.
Bellezza l'ha trovata a Cerro, incredibilmente, nel silenzio pieno in fondo al lungolago...
No, non è architetto e non è ingegnere, è una voce di buon senso che si unisce alle tante degli abitanti del Borgo.
Sarà ritenuta degna di essere ascoltata?
Buona lettura!
La bellezza sfregiata dal container
Il lungolago di Cerro è riconosciuto da tutti come una perla di bellezza.
È un luogo amato dai residenti che lo vivono ogni giorno, dai turisti che arrivano da lontano, da chi si ferma su una panchina a leggere, a respirare, ad ammirare un tramonto.
Per questo colpisce così tanto vedere che proprio lì è stato collocato un container.
Lo definiscono così persino i progettisti e gli amministratori negli atti ufficiali: container.
Una parola che evoca trasporto merci, depositi, cassoni di metallo stipati nelle navi e sui treni, o abitazioni provvisorie per persone sfollate o colpite da calamità naturali.
Ecco, sul lungo lago di Cerro, in questo tratto di pura bellezza, hanno posizionato un container, di legno ridipinto ma container.
Si tratta di una struttura pensata come chiringuito estivo, aperto solo tre mesi all’anno e chiuso per i restanti nove.
Una struttura che ha consumato suolo verde con una colata di cemento, che blocca la visuale del lago e del panorama, che introduce una presenza ingombrante e stonata in un punto delicatissimo del nostro paesaggio.
La quasi totalità dei commenti che ho ascoltato sono di sconcerto e indignazione per quello che viene definito e vissuto come un piccolo "ecomostro".
E veramente l'effetto è spiazzante, è come se davanti a un quadro bellissimo e prezioso qualcuno avesse appeso una scatola di plastica.
Il chiringuito dura tre mesi, ma l’impatto sul paesaggio resta tutto l’anno e negli anni.
È il paradosso di un intervento che sacrifica qualcosa di prezioso e duraturo come la bellezza di un paesaggio unico, per qualcosa di effimero e sgraziato come un container, per la vendita stagionale di bibite e merendine.
La bellezza non è un semplice fatto estetico o soggettivo, è un valore, è un bene comune che educa, che cura, che rende più vivibile la nostra quotidianità.
Per questo andrebbe protetta con responsabilità.
A Cerro non serve un "contenitore", serve una comunità capace di custodire la bellezza come parte della propria identità.

Cara Elena, concordo pienamente con te: la bellezza ci salverá! In questo caso, ahimé, proprio no. Confido che l’amministrazione si ravveda quanto prima, e provveda a rimuoverlo, visto che l’indignazione è quasi unanime.
RispondiEliminaAbbiamo ricevuto in eredità un vero gioiello paesaggistico: cosa lasceremo ai posteri?
Penso che il parlare di bellezza in un comune che non ha neanche un regolamento di decoro ed arredo urbano sia una missione impossibile. Voi mettete in evidenza la scatola ma non vedete i tavoli e le sedie e gli ombrelloni e la spazzatura che produrrà più le sdraio a pagamento che appesteranno la spiaggia? Semplicemente é tutto uno skifo nel quale i nostri supposti amministratori possono sguazzare senza nemmeno dover consultare il regolamento di decoro ed arredo urbano che non hanno nemmeno copiato ed incollato da un qualsiasi comune piemontese che si affaccia sul Verbano e così tutti a dire che l’altra é la sponda ricca e la nostra la sponda povera che, come mi disse Padre Caccin, “si povera di menti pensanti”
RispondiEliminaQuindi rassegniamoci a vivere nello skifo ma per cortesia diamo anche nome e cognome a chi ha voluto questo schifo di chiosco.